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FEBBRAIO – TUTTO PARE ANCORA VESTITO DI PAURA-EPPURE VIVO

Monday, February 8th, 2021

Cava dè Tirreni, 08 febbraio 2021

E C’E’ S.VALENTINO-CARNEVALE-LA FASHION WEEK-SANREMO.

NO, SANREMO NO.

(Lo avremo a marzo)

TUTTO DA VIVERE A DEBITA DISTANZA

(E come può, l’amore… Terribile, ma è così)

La prima ricorrenza che potrebbe farci uscire dalla zona d’ombra è S.Valentino, festa dell’Amore.

Magari per riflettere su questo sentimento universale così potente.

Una vetrata che raffigura S.Valentino

La tradizione di San Valentino risale all’epoca romana, quando nel 496 a.C., l’allora papa Gelasio I volle porre fine ai lupercalia, gli antichi riti pagani dedicati al dio della fertilità, Luperco, che erano riti piuttosto chiassosi e sconci. Si racconta poi, che Valentino sarebbe stato giustiziato perché aveva celebrato il matrimonio tra la cristiana Serapia e il legionario romano Sabino, che invece era pagano. La cerimonia avvenne in fretta, perché la donna era malata e i due sposi morirono insieme, proprio mentre Valentino li benediceva. A chiudere il cerchio della tragedia sarebbe poi intervenuto il martirio del celebrante. Un inizio tristissimo, e forse il Papa Gelasio I per riscattare quel gesto che celebrava l’amore, e dare forza al messaggio che l’amore è un sentimento che non deve avere confini o distinzioni alcune, decise di dedicare a San Valentino, che ricorre il 14 di febbraio, una giornata che celebra l’amore, facendolo diventare il protettore degli innamorati. Il merito moderno invece, di aver consacrato San Valentino come santo patrono dell’amore è da attribuire a Geoffrey Chaucer, l’autore dei Racconti di Canterbury che alla fine del ’300 scrisse – in onore delle nozze tra Riccardo II e Anna di Boemia – The Parliament of Fowls, (Il Parlamento degli Uccelli) un poema in 700 versi che associa Cupido a San Valentino che così viene benedetto anche dal Dio greco dell’amore. Innamorati di tutto il mondo, siate benedetti! E ahimè, distanti. Io dedico una poesia.

Oggi

è un lento scorrere

di cose di ieri

il giardino

un profumo

il glicine in fiore

quei bambini

una festa

corde tese

tovaglie asciugate

carezze di vento

la doccia all’aperto

il tuo sguardo nascosto

ombre tra i miei passi

di volti mai più visti

rivedo le rincorse

intorno all’ulivo secolare

sudore

nel mio correre

nel tuo affannare.

Mi hai presa amore

e non mi lasci andare.

Se abbiamo bisogno di uscire dalla noia, c’è il Carnevale.

Anche se il Carnevale in questo paese è perenne.

A Carnevale, si divertono le maschere, si riflettono menzogne.

Non ha una data precisa questa festa, ma di sicuro finisce prima della Quaresima, che è il tempo che prepara alla Pasqua. E come per quasi tutte le feste e le tradizioni cattoliche, anche il Carnevale ha la sua ascendenza pagana. Pare sia un rito che derivi da tradizioni dell’antico Egitto, quando si era soliti avere periodi di festa in onore della dea Iside durante i quali ci si esibiva in maschera, consuetudine simile a quella delle feste in onore del dio Dionisio in Grecia e dei Saturnali romani, tutti riti che avevano in comune, oltre l’uso dei travestimenti, anche il fatto di voler rappresentare, o tentare, il rovesciamento dell’ordine precostituito. Una specie di rivolta popolare, insomma, da cui la pratica dello scherzo e anche della dissolutezza. Per quanto mi riguarda è sempre stata per me una ricorrenza quasi esclusivamente gastronomica, se si nomina il Carnevale ho la lasagna in mente più che le maschere, e amo le pasticcerie che già da tempo hanno nelle vetrine le golosità legate a questa festa che è un momento per gustare i dolci tipici come le chiacchiere, o frappe o bugie a seconda della regione, e poi le frittelle o le castagnole e di sicuro paese che vai dolcetti che trovi. E in tempo di Carnevale del Covid, è una bella consolazione ma solo se non si è diabetici. E’ sempre stato comunque divertente vedere per le strade un esercito di maschere, coriandoli e divertimenti, e meno male che ci sono i bambini, e meno male che c’è Rodari. Una poesia non ce l’ho ma se scrivo:

Io danzo e ballo

con le frittelle

insieme alle maschere

brutte e belle

questo è un giorno di allegria

e la festa è pure mia.

Può essere una poesia, vi pare?

Infine, se ci piace seguire la moda, c’è la Milano Moda Donna,

che in tempi difficili, tenta di farceli dimenticare.

Dal 23 febbraio al 01 marzo

La Milano Moda Donna per gli show delle collezioni autunno/inverno 2021, andrà in scena dal 23 febbraio al 1° marzo 2021.

Certo, la moda non è essenziale alla sopravvivenza del genere umano, e in questo momento l’abito fashion è la cosa che meno ci serve, ma la moda è arte e ha un ruolo in questa realtà stravolta dal covid, quello di farci stupire. Un abito può illuminare la giornata di chi lo guarda perchè mentre lo guarda pensa, decide, desidera, critica, si distrae dal quotidiano e magari fa un viaggio di fantasia che può rendere tutto più leggero. Naturalmente, ieri tutto avveniva attraverso le sfilate ma oggi anche la moda viene raccontata al mondo attraverso la rete e il digitale, quindi anche per questa edizione, l’evento si potrà seguire sulla piattaforma della Camera nazionale della moda dove si potranno vedere show a porte chiuse, look-book, cioè album, cataloghi come il vecchio postal market, e short movies, cioè filmati più o meno d’autore dove i grandi della moda hanno gestito la narrazione di quello che ci vorrebbero addosso. E dire che si implorava per un invito, e oggi l’addetta deve anche chiamare per ottenere la sicurezza che sarai in collegamento, che tristezza. Era una festa pubblica la FW, con giorni di anticipo sui marciapiedi si aggiravano modelli e modelle da un posto all’altro per le prove, sfilavano gratis e Milano si voltava a guardare. Che brutto la moda senza pubblico. E lo stesso sarà il Festival di Sanremo.

 

RIMANDATO A MARZO

 

Aspetteremo…

E A FEBBRAIO C’E’ L’INVERNO CHE STA PER FINIRE

e noi di ANTER ci stiamo preparando a ricevre flash di nuovi arrivi primaverili

per accogliere i vostri nuovi desideri di moda.

BUON MESE DI FEBBRAIO A TUTTI

Con la porta sempre aperta alla speranza.

E NON DISTRAETEVI DAL SEGUIRE IL COLORE CHE CI VIENE ASSEGNATO

( non dalla moda, ma dalla politica, quello che come vuole la gestione del virus viene attribuito alla regione in cui viviamo )

Teresa d. – Credevo di non poter mai dire febbraio senza vestirlo di tutto ciò che ha rubato. Ma siamo sopravvissuti a così tanto, siamo forti.


IL NUOVO MODELLO DELLA MODA E’ IL DIGITAL

Tuesday, January 19th, 2021

Cava dè Tirreni, 19 gennaio 2021

SI CONCLUDE OGGI LA MILANO MODA UOMO

ANDATA IN SCENA DAL 15 AL 19 GENNAIO

OVVIAMENTE, IN DIGITAL

TUTTO IN VERSIONE DIGITAL

Hanno presentato l’autunno/inverno prossimo, ma sembrano vestiti da primavera/estate.


La moda è un popolo di creatività e bellezza che vuole sostituire la paura delle gravi perdite economiche con la speranza di una imminente ripresa. E siccome ha voglia di normalità, ricomincia da una giacca. Sono tutti in giacca gli uomini nelle foto sopra, non più costrette ma ampie, lasciate cadere morbide sul corpo per una moda comoda, e anche se siamo stanchi di tute e scarpe da ginnastica, gli abiti futuri sono pensati per far sentire bene chi li indossa. Ovviamente tutto si è svolto in modalità digital. Su piattaforme varie sono andate in rete le manifestazioni e gli eventi collegati con fornitori, clienti e giornalisti. Ogni brand ha proposto le sue immagini o sfilate riprese in spazi astratti o gallerie, tra esterni e interni dove i modelli si sono lasciati andare a movimenti liberi e liberatori, fermi solo il tempo di uno scatto, quasi come se si raccontassero a passeggio, per trasmettere una sensazione di ritrovata libertà.



 

Anche il PITTI IMMAGINE 99 è andato in scena (dal 12 al 14), su piattaforma virtuale.

Il Pitti Connect ha presentato come se si stesse a Fortezza da Basso, la storica sede a Firenze, ma senza pubblico.



Tutti, nelle solite interviste, hanno esternato un po’ di preoccupazione e i soliti buoni propositi, che bisogna ridare dignità al lavoro evitando sfruttamento di materie prime e di persone, che anche nel linguaggio della comunicazione ci vuole meno arroganza e più educazione, e i soliti bla-bla che finchè si è ingordi di profitti, restano fiato astratto. Ma bisogna pur sperare, di uscire migliori da questa crisi e dal dolore.


 

Teresa d. - Vi ricordo che da Anter la moda uomo è sempre di tendenza.

 

SPENTE LE POCHE LUCI-QUALI PENSIERI RESTANO?

Thursday, January 7th, 2021

Cava dè Tirreni, 07 gennaio 2021

(Poi d’improvviso l’America…, ieri sera, assalto a Capitol Hill…)

SI SONO SPENTE LE POCHE LUCI SULLE FESTE DI FINE ANNO

Addobbi scarni e niente albero, (mi sembravano fuori luogo le sue luci).

Natale 2020-siamo in sei.

Ma il pandoro è fatto in casa. Grazie Angelica.

Un caffè per tutti.

Le mie assenze giustificate. Intervento al pollice.

Nonostante il tempo a disposizione, ho letto poco.

Ma ho sperimentato il telelavoro.

E non sono uscita per vedere gli addobbi nella mia città. Li vedrò in rete, forse.

QUALI PENSIERI RESTANO?

Resta il ricordo dei tanti defunti per Covid e di quelli tra le personalità dello spettacolo, della cultura, dello sport che ci hanno lasciato in questo anno terribile (Sepulveda, Ezio Bosso, Gigi Proietti, Paolo Rossi, Diego Maradona, solo alcuni di quelli che mi vengono in mente mentre scrivo). E si accende anche il pensiero su quello da salvare di un anno imprevedibile. Perchè la vita è un incontro con le cose, è alzare gli occhi sulle cose, anche sugli imprevisti. Personalmente salvo le pantofole e il mio rallentare. Ma c’è da salvare anche tutti coloro che si sono prodigati per dare una mano, a cominciare dai volontari, e i medici, infermieri e tutto il personale sanitario. Anche gli artisti che si sono esibiti gratis nei cortili e nelle piazze. Qualcuno per la televisione. (Gratis? Non ci giurerei…).  Ma sono le cose da buttare le più numerose. Io lancio volentieri per aria le troppe chiusure imposte e quelle definitive delle attività in affanno che creeranno nuovi disoccupati, i negazionisti e i complottisti, i proclami e le propagande dei governati, (non “Propaganda live), che nell’affanno di parlare non riescono più a pensare. E poi la DAD, il lavoro da casa, le città chiuse, i teatri e i musei vuoti, ( sento dire che l’arte manderà in frantumi il vecchio mondo e poi chiudono i musei, i teatri e le scuole, luoghi dove la fantasia imparerà a volare). Resta il fatto che quando non ci siamo, (o quando tutto sarà passato), e questo è importante ricordarlo, resterà ciò che abbiamo fatto, che abbiamo detto, come lo abbiamo detto. Basterebbe ricordare questo per desiderare di fare il meglio, sempre, per noi stessi e per tutti.

E COME UNA CONFIDENZA SURRURRATA TRA I PORTICI,

CONFESSO CHE VIVO ANCHE DEI PENSIERI “ANTER”,

CHE SANNO DI FIDUCIA, MA ANCHE DI PASSATO.

ALLEGO IMMAGINI DA REPERTORIO.

Quando gli arrivi erano giornalieri, o quasi, tutto l’anno

Quando in deposito era un fermento di incarti e preparativi per le feste.

Quando ero sempre impegnata in preparativi.

Teresa d. – Ora è tempo di rialzarsi, malgrado la stanchezza e i danni subiti abbiamo il dovere di celebrare la vita, di operare per la rinascita. “Amor che né la mente mi ragiona”, è una citazione di Dante, un verso dedicato a Beatrice Portinari. L’amore che parla alla mia mente, ecco, lasciamo che sia l’amore a parlare alla nostra mente. Il 2021 sarà l’anno delle vaccinazioni e di eccezionali anniversari, Dante, Dostoevskij, Sciascia, Baudelaire, Napoleone…

Mi piacerebbe,

arrivare in tempo dove c’è bisogno

spiegare il bugiardino e la pastiglia

evitare a ognuno ingiustizie e questa pestilenza

mettere a certe bocche le mollette

liberare i vertici dall’incompetenza

dare ordine al caos,

ma potrei solo lasciare

speranza in qualche verso.

Teresa d.

FINE ANNO 2020 – PERCHE’ PRIMA O POI, LA FINE DI OGNI COSA ARRIVA

Wednesday, December 30th, 2020

Cava dè Tirreni, 30 dicembre 2020

DOMANI E’ L’ULTIMO GIORNO DELL’ANNO

Un anno che passerà alla storia perchè il destino ha scelto questo tempo per colpire il mondo con la pandemia.

Pure Roma morì

alla fine del suo ciclo,

tutto muore del mondo

sarò terra anch’io

vorrei essere terra fertile.

Teresa d.


E siccome mi occupo di moda, mi piacerebbe dirvi che poco importa la modalità del festeggiamento, se cenone o ballo, se musica, un film o un libro, sarà comunque in casa e ognuno la sua, ma il capodanno merita il suo look, sarà pure una scusa per acquistare un bel vestito. Ma mi sentirei fuori moda. Io sono consapevole che siamo ancora nel cuore della pandemia, che siamo un’umanità ferita, il bilancio di quest’anno che sta per finire per molti di noi è disastroso non solo sotto il profilo umano ma anche economico. E poi l’ho sempre detto che un abito elegante sarà elegante sempre, quindi divertiamoci ad essere eleganti, se lo vogliamo, con le cose che abbiamo nel guardaroba, e magari solo con qualche accessorio grintoso, anche improvvisato, come un nastro tra i capelli o in vita, di velluto o di raso.

(questo è in taffetà, facile fa fare e anche da fissare, e non solo su un abito luccicoso)

MA CHE IL NUOVO ANNO NON CI TROVI ADDORMENTATI.

O peggio, cullati nelle avversità.

Le cose negative arrivano per smuovere le idee, cercare nuovi modelli di vita e di sviluppo, attuare cambiamenti, fare riflessioni su quello che siamo, che siamo stati, che vorremmo essere. Abbiamo capito, spero, che ci manca la formazione, che la superficilità e il pressapochismo hanno prodotto incompetenze e incapacità. Che siamo personaggi di partito, inquinati dal denaro, incapaci di sincerità, cervelli ammuffiti, gente allineata nei cortei di interessi, un esercito di squali. E si può essere squali, cioè uomini e donne a caccia di grandi successi personali, di vittorie, di primi posti ai vertici, di arricchimenti vari, ma non da raggiungere con l’inganno, non con le frodi. Quest’anno, uniti nell’emergenza, ci siamo sentiti popolo, abbiamo cantato insieme dai balconi, imparato a stare in fila, pregato per le vittime del virus e spero, capito la caducità di ogni cosa, dovremmo imparare anche a vivere accomunati dagli stessi ideali di giustizia.


Com’è liberante,

certe volte,

evitare inviti

non essere cercata

nascondersi

ai conformisti e al parrucchiere

dare le spalle al mondo,

eremitare.

Teresa d.

Teresa d. – Attendere il nuovo anno è tradizione, e una scusa per fare festa. Questa volta tutto pare avere un sapore di liberazione, come scrollarsi di dosso una zavorra. Ma l’anno che ci aspetta sarà di transizione e avrà come tema la vaccinazione. Io credo che lo aspetterò in compagnia di Diego Bianchi e Marco D’ambrosio, dal salotto di casa mia, ovvio. E per non sottrarmi alla tradizione (o forse alla voglia di una salutare ubriacatura), alla mezzanotte alzerò un calice di bollicine frizzanti per accogliere i nuovi giorni che verrano. Buon fine 2020 a tutti.


BUON NATALE DA ANTER

Wednesday, December 23rd, 2020

Cava dè Tirreni, 23 dicembre 2020

IL MONDO HA PERSO LA SUA FRENESIA

E I SUOI BACI E ABBRACCI.

MA IL NATALE MERITA LA SUA ATMOSFERA

(anche se nella pandemia, nella confusione, nel limbo)

(qualche anno fa)


Le luci saranno il calore domestico, avremo rispetto per le tradizioni in cucina,

daremo un tocco di eleganza alla tavola, all’abito, ai pensieri.

(Anter – il passato in vetrina)

QUESTO NATALE SARA’

tenerezza per il passato, coraggio per il presente, speranza per il futuro.

BUON NATALE A TUTTI.

Teresa d. – La nascita del Cristo simboleggia quella dell’umanità, il Natale ci invita a rinascere migliori ogni volta.

Il tempo è cura


Certe cose

le ho incontrate per destino

mai le avrei scelte

ma il tempo è cura

farà apparire

le cose gravi che ho incontrato

come un sogno,

già sento che mi guida

con la pagina scritta

al di là della sconfitta.

Teresa d.

PRENDE FORMA IL NATALE DEL COVID

Saturday, December 19th, 2020

Cava dè Tirreni, 19 dicembre 2020

IERI SERA IL NUOVO DPCM,

ANCORA REGOLE CHE CI PRIVANO DI MOLTO,

TUTTO PER CONTENERE IL VIRUS


Il Natale, ma anche la vita, è atmosfera, e mai come quest’anno abbiamo bisogno di calore e di luci. Ma questo Natale è diverso. Si, è una frase che abbiamo detto tante volte anche per motivi più futili, ma questo lo è per quello che sta accadendo al mondo. Questo Natale è circondato da troppi morti perchè il Covid non si arrende, questo Natale non può riunire le famiglie, non ci porta nelle case tutti insieme intorno a un tavolo, da pranzo o da gioco, o a scartare regali, questo Natale ci vede annaspare smarriti, ai limiti della pazienza, della comprensione, dell’accettazione. E se la regola per evitare il contagio è quella di mantenere la distanza, inutile protestare sulle norme restrittive imposte dal governo. Nessuno lo ha scelto questo virus, i virus si formano, fanno parte della vita, e questo del Covid19 ha scelto questo tempo per entrare minaccioso nelle nostre abitudini, nelle nostre case, nei respiri già affannosi delle nostre vite. A noi tocca essere vigili per difenderci, essere vivi per partecipare, magari per risolvere, inventare. E in questo tempo di attesa, avere pensieri profondi, quel bambino che ogni anno rinasce potrebbe essere qualcuno o qualcosa che viene a ricordarci che la vita si rinnova. E che alla fine deve vincere sempre la speranza.

Come frammenti

 

Smarriti,

persi nell’imprevisto,

indeboliti,

presi dal tentativo di salvarci dall’ignoto,

ma è la vita l’ignoto,

noi siamo questo istante

possiamo esserci o non esserci

in un battito di ciglia

che gelo,

attraversare il Natale e questa pestilenza

come frammenti sparsi

imposti a mantenere la distanza.


Sono ferita anch’io da questa situazione, ho i figli che vivono distanti e… Anche Anter sta soffrendo la crisi economica, come tutti o come tanti. Le continue interruzioni di lavoro, l’impegno di dover decidere gli acquisti, le mancate vendite…, è tutto instabile, e bisogna farci i conti.

Pare avere sul collo

il fiato di una bestia

braccata vedo artigli

cavano i miei occhi

già persi dentro il nulla

tanto grande e tutto vuoto

le città, i locali,

una culla…

 

Teresa d. – A tanti è stato tolto molto altro in questo anno particolare, che passerà alla storia, e non solo il lavoro e la festa…

DICEMBRE 2020 – ASPETTANDO IL NATALE DEL COVID

Tuesday, December 1st, 2020

Cava dè Tirreni, 01 dicembre 2020

BENVENUTI NEL MESE DI DICEMBRE.

ERA IL PIU’ LUMINOSO CHE MAI…

Ma quest’anno i riflettori sono tutti puntati sul virus.

Da poco prima di metà novembre siamo in zona rossa, cioè siamo ritornati nella fase 1 dell’emergenza Covid, o quasi, ma nonostante ciò impazzano le polemiche su come dobbiamo vivere il Natale. Non è chiaro a tutti, evidentemente, che siamo ancora nel cuore della pandemia, che dobbiamo evitare gli errori della scorsa estate quando sembava che il contagio fosse già lontano e che andare in vacanza, al mare e persino a  ballare, fosse urgente. Non lo era, come non è urgente adesso andare a sciare, organizzare cene prefestive per scambiarsi piacevoli auguri, organizzare il pranzo di famiglia a Natale. Ancora troppo rischioso il liberi tutti. E si prevede un Natale di rinunce. Possiamo però dedicarci agli addobbi. Decorare casa per la festa più bella dell’anno non è vietato. Se stiamo bene, se rispettiamo le regole suggerite dagli esperti per evitare il contagio, se pensiamo che Natale sia la festa della nascita, e che quindi sia giusto celebrare la vita, abbiamo tutto il diritto di attendere la sua notte, come da tradizione, non solo nella preghiera ma anche tra scintillio e decori. Magari, con pensieri positivi e profondi.

Il mio angolo dedicato al presepe. Si, lo stesso, le cose che mi piacciono e mi bastano non le cambio.

BUON MESE DI DICEMBRE A TUTTI.

 

Teresa d. – Lasciamoci andare alla capacità di vedere il lato migliore delle cose.

BLACK FRIDAY – BLACK SEMPRE

Friday, November 27th, 2020

Cava dè Tirreni, 27 novembre 2020

SE NE SENTE PARLARE DA UN PO’,

MA L’ORIGINALE E’ OGGI.

BLACK FRIDAY SI TRADUCE IN: VENERDI’ NERO.

Ma non è un giorno infausto.

Anzi, è per significare il nero dell’inchiostro delle scritture contabili, delle battute di cassa delle vendite che in questa giornata ci si augura siano strepitose poichè è il venerdì dopo il Tanksgiving, la festa del Ringraziamento che si celebra in America l’ultimo giovedi del mese di novembre, ed è quindi, un lungo fine settimana di festa prima del Natale. E’ una buona operazione di marketing, il black friday, che vuole incoraggiare agli acquisti natalizi nei giorni che seguono la festa più importante dell’anno per il popolo americano. Per noi è una tradizione importata. Che abbiamo reso inutile, secondo me, visto che viviamo da anni di vendite sotto costo, affari, offerte, sconti, occasioni.

Ve lo dico in poesia.

Black Friday


Ho respirato a distanza

l’insufficienza di ogni cosa

nei vetri imbrattati di occasioni,

sconti, offerte, saldi, affari,

e poi l’autlet

e il black friday importato,

diventato nostrano black sempre,

nero di incompiutezza e luce scarsa

spiccioli di marketing

nel mercato libero

liberi nello scompiglio

ho avanzato a modo mio

con disincanto

direzione uscita dalla selva oscura

là, dove non si negozia l’anima

e il tempo è così prezioso

per sprecarlo a far cose

senza umano valore,

io abito le vendite e la moda

ma soprattutto il cuore,

non ne faccio un vanto

questi pensieri saranno vento

molto poco commerciali

ma tanto amici dell’amare.

Teresa d.


BUON BLACK FRIDAY A TUTTI.

NON DA ANTER, OVVIAMENTE.

(e non solo perchè siamo chiusi, adesso, per Dcpm).

PERCHE’ DA NOI I SALDI SONO SEMPRE.


Teresa d. – Solo la vetrina è aperta.

 

Nè di presenza, né da remoto,

il Dpcm di nuovo ci ha bloccati,

ANTER

anche se chiuso

tiene la luce accesa,

la vetrina si fa occhi di speranza

negli abiti dai colori che esplodono potenza

ci difenderemo con prudenza.

 

A presto!

 

(Vi aspettiamo numerosi per parlare di moda e di come vi sta).

Teresa d.

 

16 novembre 2020

 

VIOLENZA – SAPESSI IO VESTIRTI DI COSCIENZA

Wednesday, November 25th, 2020

Cava dè Tirreni, 25 novembre 2020

E’ UNA PAROLA CHE VORREI ELIMINARE,

NON VA BENE PER LA VITA.

NON UNA DATA A CASO,

è stata scelta per commemorare il brutale omicidio delle tre sorelle Mirabal,

Patria Mercedes, Maria Argentina Minerva e Antonia Maria Teresa,

assassinate a Malcedo, in Repubblica Dominicana, in questo giorno del 1960.

Dopo questo tragico evento, e precisamente dal 1999, prende vita la giornata contro la violenza sulle donne, poichè l’ONU, dopo ennesimo convegno sull’argomento istituì questa importante giornata in cui si celebrano attività a sostegno delle donne, sempre più vittime di violenza, ancora oggi. E se il simbolo di questa giornata sono le scarpe rosse è perchè nel 2012, l’artista Elina Chauvet le utilizzò per la prima volta in un’installazione artistica pubblica, davanti al Consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne uccise nel mondo.

SONO LE SCARPE VUOTE.

E IN QUESTO CASO IL ROSSO, E’ IL COLORE DEL SANGUE DELLE DONNE UCCISE.


Ogni volta che la cronaca racconta di episodi sconvolgenti provocati da atti di efferata violenza, pare proprio che le furie dei drammi greci facciano irruzione sul palcoscenico moderno per indagare la natura umana, forse ai limiti dell’umanità. E mi preoccupa la fragilità delle donne in amore, l’incapacità di difenderci, il mancato aiuto di cui abbiamo bisogno in caso di stalking o vessazioni varie subite da uomini che si rivelano malati di possesso. Evidentemente non bastano tutti i numeri verdi o rosa o rossi o arcobaleno, messi a disposizione con l’intento di aiutare a risolvere comportamenti esasperati da patologie varie e manie di supremazia, se ancora oggi accadono efferati femminicidi.

Una poesia

Come può l’amore

 

L’amore, ha i suoi codici

in un luogo senza leggi,

ha i suoi segreti in un posto riservato,

ha lievi bramosie e segrete danze

di leggerezza che conduce sulle nuvole,

ha una gioia che esplode come fuochi d’artificio,

ha le sue luci più lucenti dei diamanti,

è anche fatto d’ombra,

quando si allontana, quando non parla,

e ha un posto delicato chiamato attenzione,

ha tenerezze,

e istanti privilegiati stampati nella vita,

l’amore ha un’atmosfera quasi spirituale

non si può annientare.


E non si può spiegare

come l’amore,

anche se luogo senza leggi

sa diventare orrore,

esacerbare una violenza,

disperdere il profumo del suo sole,

togliere bellezza alla sua luce,

deragliare senza peso

negli ingranaggi malati del delirio,

posare macigni

sull’amore che ha amato.

 

Teresa d.

 

Teresa d. – La violenza è l’abito del male, non indossarlo mai!

 

 

23 NOVEMBRE 1980-LA PIAGA SPACCATA DALLA FAGLIA

Monday, November 23rd, 2020

Cava dè Tirreni, 23 novembre 2020

NESSUNA EPOCA E’ UNA STORIA DI IMMACOLATE VIRTU’,

VUOI A CAUSA DI UOMINI INGORDI E GUERRAFONDAI

VUOI PER LE FATALITA’, CHE ACCADONO, COME ACCADE LA VITA.

QUARANT’ANNI FA, IL TERREMOTO DELL’80 SCONVOLSE L’ITALIA DEL CENTRO SUD.

Il ricordo di quei minuti di orrore resta vivo anche in noi,

e in tutti coloro che hanno vissuto quella inattesa serata di sassi.

Ce ne sono stati altri, prima e dopo di allora, purtroppo, ma il terremoto dell’80 fu sconvolgente non solo per l’intensità della scossa, ma soprattutto per il ritardo e la disorganizzazione dei soccorsi. I paesi colpiti sono quelli di montagna, erano nomi sconosciuti, con strade inerpicate, alcuni difficili da raggiungere. Era già buio il 23 novembre alle ore 19,34, e non c’erano molte luci a illuminare le strade del 1980, e non c’era il cellulare, e non c’era internet, le notizie non passavano istantanee come ora, e crollarono anche le sedi dei Comuni in alcuni dei paesi colpiti quella sera dalla triste storia. Io mi trovavo a casa di amici proprio in uno di quei paesi, Monte S.Giacomo, vicino Teggiano, avevo la bambina di un anno, giocava con un finto cagnolone gigante nella grande sala della casa al secondo piano di una palazzina. Era una domenica di tempo assolato, e dopo la forte scossa, nel fuggi fuggi generale decidemmo di tornare a casa, a Cava dè Tirreni, un pò di chilometri di distanza. Fu un viaggio folle, di tremori e occhi puntati oltre i fari della 127 verde, nel cuore la paura di ponti crollati, il pensiero a casa, ai genitori, ai fratelli, alla loro sorte e alla loro attesa. La radiolina in macchina con la ricezione difettosa non diceva molte cose. Quasi, la percezione era che eravamo noi ad essere molto ansiosi. In realtà, fino al martedì 25, quando un elicottero, forse militare, si aggirò nel cielo delle zone colpite, pochi sapevano che molti di quei paesi erano spariti, rasi al suolo, devastati. Da allora anche il resto del mondo ebbe per giorni gli occhi ostruiti da macerie e dai volti scavati dei sopravvissuti che gridavano il dolore delle perdite e della devastazione. Noi siamo tra i fortunati che raggiunsero casa e i nostri cari. Furono molte le notti in cui dormimmo in macchina. Il garage era adiacente ad altri locali, tutti su un solo livello, usati come deposito, e lì, tra materiali vari, ospitammo molti del vicinato. Così accampati, arredo improvvisato, solidali nella tragedia, operosi per le necessità, chiedevamo pietà a quella terra che non voleva smettere di tremare, pareva di essere sul set di un film dove si attende una catastrofe imminente. Sapevamo che serviva ripristinare ciò che era stato perduto, ricostruire tutto, anche i cuori, l’economia, l’appartenenza al territorio, e tra le solite difficoltà di un paese solito alla corruzione e sepolto dalla burocrazia, molto è stato fatto, ma non subito. “le ferite lasciate non dormiranno nelle notti di quiete, languiranno nei cuori con l’odore putrido di polvere e corpi spezzati”. Versi di una mia poesia.

Mi piace ricordare che dopo quel disastro, la Protezione Civile, organismo già istituito in Italia ma solo in teoria, divenne un compartimento attrezzato, preparato e organizzato a prestare soccorso, ovunque sul territorio, in caso di calamità.

E per chi ancora non lo ha letto,

vi invito alla lettura di pagine scritte nel volume Oltre le pietre.

Un libro edito su iniziativa del Maric, che contiene racconti, e immagini del terremoto di Accumoli,

scritto dagli associati al Movimento, rivolto a tutti,

perchè vuole essere uno slancio alla riflessione e alla necessità di guardare al futuro.

anche “Oltre le pietre”.

Teresa d. – Quel boato certe volte rimbomba violento…  (Mi riesce difficile ultimamente essere frivola, eppure lo ero. La frivolezza che avevo era per mettere a tacere la serietà o la gravità di certe cose della vita, per superarle forse, oppure disprezzarle. Non saprei. E dire che la frase di Oscar Wilde ” Le donne che hanno buonsenso sono così curiosamente insignificanti”, mi urta un pò, anche se quel “curiosamente” mi rende quasi orgogliosa).

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